C U R R E N T   P R O D U C T I O N

Gernika

Muoversi attorno al guscio vuoto della centrale nucleare di Lemoiz nel 2013 produce un effetto inquietante: in modo strano, un altro tempo si materializza, come una miscela arbitraria di memoria e oblio. E dentro questo tempo, abbiamo deciso di introdurre altri due elementi che resistono ad ogni tentativo di simbolizzazione: il bombardamento di Gernika e l’interpretazione che di quella morte ha fatto Laboa in uno dei suoi lekeitio. Far fronte a queste irruzioni con la nudità di una danza era una battaglia persa fin dall’inizio: ci siamo dovuti accontentare di rubare alcune immagini...

Si veda anche nella sezione video.

https://www.youtube.com/watch?v=UwKVS7JfCQA

Baga Biga Higa (Uno, due, tre)

2015

Manuela Carretta dialoga attraverso la danza flamenco con il testo “Davanti alla Legge” di Franz Kafka, lasciandosi guidare dalle melodie tradizionali basche.

Il racconto danzato esprime la paura e le incertezze dell'uomo davanti al diritto di vivere e di usare la propria libertà.

Si veda anche la sezione video.

 

Danzatrice Manuela Carretta

Drammaturgia di Juan Gorostidi

Musiche di Inaki Salvador, Mikel Laboa, José Sánchez y Francisco Contreras “Niño de Elche”

Video e foto di Irati Gorostidi

Durata: 30 minuti

https://vimeo.com/243715640

Teatri abbandonati

Invento forme sospese dentro ambienti in disuso, lasciandomi condurre dalle cose non finite o imperfette. Ricerco connubi e abbinamenti inusuali con il  il circostante. Ascoltando il vuoto del teatro (il Teatro Rivoli a Valdagno), acquisto nuova coscienza del movimento.

Twins, storie di vento
performance di teatro danza
danza contemporanea e flamenco sperimentale

Annalisa Bannino e Manuela Carretta

La performance si costruisce come un insieme di quadri quasi cinematografici che si modificano continuamente, esplorando temi come le fasi della vita, l’infanzia, il gioco, la leggerezza, il tempo; ma anche l’abbandono alla paura e alla morte, in una visione dove la vita si fa percorso ora tempestoso ora tranquillo.
Le protagoniste Emi e Nina sono due sorelle che vivono in un loro mondo fatto di ricordi, di sogni e di confidenze intime. L'ascolto, l'immaginazione e il continuo cambiamento sono l'unica strada da loro
percorribile. Camminano con una sola costante il vento, su un filo immaginario, da un lato la realtà dall'altro la fantasia. L'ascolto dell'ambiente, delle persone che hanno incontrato e di loro stesse, le porta
a svelarsi in un continuo andare e tornare, morire e rinascere in un flusso leggero, tempestoso, pauroso ma anche divertente.
Twins ben si adatta tanto ai teatri convenzionali come agli spazi comuni e ordinari, quelli dove s’ intesse il quotidiano,
tanto al chiuso come all’aperto, in case, piazze e paesaggi urbani.

Riprese video Valentina Motteran

https://www.youtube.com/watch?v=NkIt6Zaa5DU&t=7s

Il viaggio di Ofelia

https://studio.youtube.com/video/N8bsxaHAWxY/edit

Haika Mutil Mikel Laboa

https://www.youtube.com/watch?v=IBxlVflQWmI

Video, Irati Gorostidi

Tina Modotti-Una donna

Voce e regia Federica Sgoifo

chitarra Michele Pucci

danza Manuela Carretta

 

Tina Modotti, illustre fotografa friulana, fu senza dubbio una presenza scomoda in vita, e non
solo, perché Tina, donna incredibilmente femminile e affascinante, nello stesso tempo
visse sulla propria pelle l'impegno politico e sociale che la vide tra i fondatori del Soccorso Rosso
Internazionale. Con i suoi compagni portò coraggiosamente, aiuti umanitari in Messico, nell'Europa dell'est, in Spagna durante la dilaniante Guerra Civile.
Una personalità così poliedrica: indossatrice, attrice, fotografa, passionaria, comunista, amante
viaggiatrice e molto altro, non è ancora oggi così frequentemente raccontata come dovrebbe essere.
Forse la sua originalità, la sua integrità, il suo talento non sono
ancora ritenuti possibili in una sola donna, in una sola vita,.....E di fatto lei visse molte vite, molte identità, tutte profondamente racchiuse nel suo nome: Tina Modotti. Ci sembra un'occasione importante raccontare la vita de "la nuova rosa", come Pablo Neruda scrisse di lei nel suo epitaffio, e far rivivere alcune
delle suggestioni legate alla vita di questa straordinaria cittadina del '900 così attuale ancora oggi.

Montaggio video Fiorenzo Zancan

https://vimeo.com/519601312

Brevi video clip con delle improvvisazioni sulle Ali in ferro cotto dell'artista Elvezia Allari e le azioni poetiche di Manuela Carretta.

Solstizio sonoro

https://www.youtube.com/watch?v=ZUFZKitpcxY

Solstizio d'inverno

https://studio.youtube.com/video/5d9_UkKEK3g/edit

Solstizio - Appunti di viaggio

https://studio.youtube.com/video/wdB6o390Rt8/edit

Corpi fragili corpi liberi
Performer : Manuela Carretta
Abito di carta e semi : Elvezia Allari
https://www.youtube.com/watch?v=A3iok8Epq8I

Hortus (2019)


La performance Hortus ideata e realizzata da Elvezia Allari (costume e copricapo in filo di ferro cotto) e Manuela Carretta (azione poetica)
raffigura l’ardua conquista di un giardino dello spirito che rifugge dai rumori del mondo,
dalle sue maschere, dai suoi canoni stringenti della forma
e della bellezza che gli altri scelgono per noi. Le due artiste ci avvertono che ogni
ora di ogni giorno siamo novizi nello sfidare il labirinto mentale che incombe su ogni nostra azione o pensiero, divincolarsi dal percorso murato che dirige ogni nostro passo, trovare il varco, la via d’uscita dalla natura addomesticata simile ad una mai agevole rotta di esodo (éksodos in greco da ék, “fuori” e odos, “via”), e fare irrompere l’altrimenti inesprimibile e nomade terzo giardino della mente.
François Bruzzo

Copricapo in filo di ferro, Elvezia Allari

https://www.youtube.com/watch?v=Z6MgLt0tYdw&t=113s

SERRE


Performance: sfiorami, sfogliami e cercami
attraverso le scenografie e gli abiti di Elvezia Allari e la acción poética di Manuela Carretta.
Il giardino meraviglioso della Allari è innanzitutto uno spazio mentale ed emotivo: il luogo dove seminare ciò che abbiamo di più prezioso, il rifugio dello spirito lontano dai rumori del mondo, il
tempo in cui ci sentiamo liberi dal peso dei canoni stringenti della forma e della bellezza che altri scelgono per noi.
Ma il suo lavoro percorre anche l’immaginario collettivo di un altrove dove recuperare un rapporto autentico e rispettoso con la Terra: lontano dalla rappresentazione di una natura addomesticata e progettata per il gusto e le necessità dell’uomo, quello della Allari è un inno alla poesia della vita in tutte le sue manifestazioni. I suoi abiti di carta velina e semi sono la metafora di un’auspicabile nuova umanità, che abiti il pianeta con soave leggerezza, consapevole della responsabilità di essere artefice – al pari della natura – di quel “giardino meraviglioso” in cui essa stessa ambisce a vivere.
Il danzare sopra le foglie, sotto la pioggia battente, l’andare sott’acqua per poi correre in un luogo abbandonato, fa parte della ricerca di Manuela, dove ogni spazio è un percorso compositivo.
La natura oppure lo spazio urbano generano dialoghi sempre nuovi e imprevedibili.
Il suo movimento sonoro, attraverso il flamenco, è anche portavoce di silenzi sottili e sfiora l’idea di rendere trasparente lo stile per portarlo al – non stile per fondersi con un paesaggio che lasci
spazio all’improvvisazione.
Nel giardino meraviglioso; seminando suoni, germogliano i significati.
I significati sono liberi di prendere forma nelle visioni di chi osserva ciò che accade in quel giardino meraviglioso, dove gli abiti e le opere artistiche di Elvezia insieme all'azione fisico-poetica di Manuela, sono alla ricerca dei suoi fiori potenziandone il profumo.

https://www.youtube.com/watch?v=-Crm4Wzo-6k

 

audio

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